Ciclo di racconti. Quello sguardo lo cambiò

Un colpo al cuore. La notizia era arrivata come una doccia fredda, nel bel mezzo di una quieta e soleggiata giornata d’autunno. Non aveva idea di come fosse potuto succedere, non riusciva a spiegarselo. Eppure la cosa era arrivata a lui con una irrequietezza e una violenza che gli facevano tremare le gambe. “Chi era al telefono?”, chiese con un dubbio che gli stava perforando il costato, come una freccia. “Un amico”, rispose lei. Che fosse all’oscuro di qualcosa di importante, che gli aveva tenuto nascosto, e che fosse fondamentale per comprendere la situazione in cui si erano tuffati, insieme? “Quella persona la conosco?”, domandò lui, replicando. “Non so, credo di no, ma può anche essere”, fu la risposta, secca, che ricevette.

Che significa “può anche esserlo?”, pensò tra sé e sé. Forse avrebbe dovuto fare maggiore attenzione in passato, ai dettagli, alle diverse circostanze in cui si era finiti, nei diversi momenti delle ultime settimane, che avevano vissuto a così stretto contatto? O che fosse invece una sorta di trabocchetto, un tranello, insomma, qualcosa che avrebbe dovuto capire un po’ alla volta, con pazienza, perseveranza, con perspicacia, ma che tutto sommato avrebbe portato loro qualcosa di buono? Tutto questo era incredibile, aveva l’aria di una tragica commedia di cui non si immaginano gli sviluppi, un giallo appeso alla discrezionalità dell’autore, ma con la speranza che avrebbe portato il lettore molto più in là di dove si trovava rispetto al punto di partenza. Quasi stentava a credere tutta quanta la situazione reale. 

“Ti prego, non posso più farcela. Perché non mi hai avvisato di questa importante chiamata? C’è forse un incontro a cui dovremo partecipare nei prossimi giorni? No perché, sono sincero, se queste sono le basi di partenza, la situazione si mette in salita fin da subito”, furono le parole che, scosso dall’ansia e dal timore, riuscì a spiccicare. Era diventato pallido come un fantasma, si sentiva vuoto come uno straccio. Rattrappito come un barbone finito da un momento all’altro sul ciglio di una strada, nel bel mezzo di grande metropoli, al freddo e al gelo, e che non cercava altro che riparo. “Sto soffrendo”, biascicò. Tuttavia, lei, non accennava a tranquillizzarlo. Era sicura di sé. Sapeva quello che stava facendo, e lo comunicava con uno sguardo pieno. Con la quale mostrava di esserne consapevole, che non c’era nulla di cui temere. Aveva la partita in pugno. E limitò a sussurrargli: “fidati”. Quel suo sguardo lo cambiò.