Pubblicità

Una Parola per conoscersi | Liberi dal giudizio degli altri?

Liberi dal giudizio degli altri

Il Vangelo di oggi ci pone davanti a una domanda molto concreta: quanto siamo davvero liberi dal giudizio degli altri?

A volte pensiamo di scegliere liberamente, ma senza accorgercene lasciamo che siano le aspettative, le opinioni o perfino le critiche altrui a stabilire ciò che possiamo o non possiamo fare. Gesù, davanti ai farisei che giudicano il comportamento dei suoi discepoli, non si lascia imprigionare da uno sguardo esterno, ma riporta ogni cosa al suo significato più profondo. È un invito anche per noi a domandarci da dove nascano le nostre scelte e quanto siamo capaci di viverle con verità.

Come sapere essere liberi dal giudizio degli altri

Essere padroni della propria vita, essere responsabili delle proprie azioni: questo ci viene a dire il Vangelo di oggi. Di non dipendere dall’approvazione altrui, di non delegare responsabilità, né di temere eccessivamente il giudizio degli altri. Ci dice di fuggire ogni ipocrisia e apparire agli altri per quello che siamo. La prima cosa che ci viene chiesta per essere felici è di essere veri, non di compiacere gli altri. Dietro questo meccanismo potrebbe esserci un pericoloso risvolto: da una parte dipendere dal parere altrui, dall’altra voler avere noi stessi un’influenza sugli altri. Il Vangelo è maestro per eccellenza di umiltà. Quella che ammette che siamo poca cosa, ma che nella verità si può vivere una vita autentica e buona, fatta del resto di piccole cose a cui si dà valore, senza bisogno di dimostrarlo.

Essere liberi dal giudizio degli altri, però, non significa pensare di non dover rendere conto a nessuno o considerare giusto tutto ciò che desideriamo. Significa piuttosto non fare dello sguardo degli altri il criterio ultimo della nostra vita. Gesù non sostituisce una regola con il capriccio personale: ci insegna ad andare più a fondo, a recuperare il senso autentico delle cose e a mettere al centro ciò che veramente conta davanti a Dio.

La libertà più profonda

Forse proprio qui nasce una libertà più profonda: non avere continuamente bisogno di essere approvati, ammirati o riconosciuti, ma imparare a fare il bene anche quando nessuno lo vede. Ci sono vite apparentemente piccole che custodiscono una grande verità, proprio perché non hanno bisogno di essere esibite. Essere autentici può voler dire anche questo: riconoscere serenamente ciò che siamo, con i nostri limiti e i nostri doni, e vivere ciò che ci è affidato senza trasformare ogni cosa in una dimostrazione del nostro valore.

Alla fine, la libertà che il Vangelo ci propone non è quella di chi non ha più alcun limite, ma quella di chi non ha più bisogno di vivere sotto lo sguardo degli altri per sapere chi è. E forse una parte della nostra felicità comincia proprio da qui: dal poter essere veri davanti a Dio, davanti agli altri e, finalmente, anche davanti a noi stessi.

Sono Elisa Pallotta, giornalista pubblicista e counselor filosofica. Mi occupo di scrittura, spiritualità, benessere e crescita personale.
Per conoscere la mia attività professionale di counseling: counselor-filosofico.com

Pubblicità