Mindfulness e meditazione stanno conquistando sempre più spazio nella vita contemporanea, e molti cristiani si interrogano sulla loro compatibilità con la fede. Diversi esperti cattolici concordano nel ritenere che la mindfulness non entri in conflitto con il cristianesimo: non si sostituisce alla vita spirituale né veicola credenze alternative. Si tratta di una tecnica psicologica che favorisce una maggiore presenza a se stessi e aiuta a fronteggiare lo stress. Il suo nucleo, ovvero portare l’attenzione al “qui e ora” in modo non giudicante, richiama da vicino uno dei messaggi centrali del Vangelo: non lasciarsi sopraffare dall’ansia per il domani, ma imparare ad abitare il momento presente.
La Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica su alcuni aspetti della meditazione cristiana (Congregazione per la Dottrina della Fede, 15 ottobre 1989) afferma che “Le autentiche pratiche di meditazione dell’Oriente cristiano e delle grandi religioni non cristiane, attraenti per l’uomo odierno alienato e inquieto, possono essere un mezzo adeguato per aiutare la persona che prega a rilassarsi interiormente davanti a Dio, anche se sollecitata da esigenze esterne“. Sulla stessa linea si esprime Alberto Pellai — medico, psicoterapeuta e ricercatore — sulle pagine di Famiglia Cristiana, sottolineando che “la mindfulness è una ‘pratica’ molto popolare oggi, proposta sia in ambito preventivo per migliorare l’equilibrio psicofisico delle persone che in ambito clinico“. A suo avviso, può rivelarsi un supporto prezioso per recuperare stabilità interiore e serenità nel quotidiano, senza alcuna controindicazione di ordine religioso.
Ma di cosa si tratta concretamente?
Mindfulness vuol dire consapevolezza: portare l’attenzione a ciò che accade nel momento presente, allentando quella ruminazione mentale che tende a logorare energie e stati d’animo. Il programma MBSR elaborato da Jon Kabat-Zinn, quello che ha contribuito in modo determinante alla diffusione di questa pratica, è stato costruito deliberatamente al di fuori di qualsiasi cornice religiosa, per renderlo fruibile da chiunque. La mindfulness contemporanea, dunque, non è buddismo: è uno strumento laico che si presta a un dialogo autentico con la fede cattolica. Per molti credenti, anzi, diventa un modo concreto per attraversare la giornata con più calma, maggiore equilibrio interiore e una più disponibile apertura alla preghiera.
Cosa raccomanda la Chiesa cattolica
Il Magistero non si esprime contro le tecniche meditative in quanto tali, ma chiede di usarle con discernimento. La Lettera del 1989 avverte che certi metodi rischiano di diventare un fine in se stessi, sganciati dall’orientamento verso il Dio personale della rivelazione cristiana, e precisa che la meditazione cristiana non è semplice raccoglimento psicofisico, ma incontro con la persona di Cristo: “La preghiera cristiana è sempre determinata dalla struttura della fede cristiana, nella quale splende la verità stessa su Dio e sulla creatura”. Nel 2003, con Gesù Cristo portatore dell’acqua viva, il Pontificio Consiglio della Cultura e quello per il Dialogo Interreligioso hanno riconosciuto elementi positivi in alcune pratiche orientali, segnalando però i rischi di sincretismo e di una spiritualità senza riferimento a un Dio personale e trascendente. Su questa linea si colloca anche Papa Francesco, che in un’udienza generale del 2021 ha guardato con favore alla diffusione della meditazione, definendola “un argine elevato contro lo stress quotidiano e il vuoto che ovunque dilaga“, precisando però dove sta la specificità cristiana: non nella ricerca del proprio io più profondo, ma nell’incontro con un Altro. “Meditare, per noi cristiani, è un modo di incontrare Gesù. E così, solo così, di ritrovare noi stessi.” Pace interiore ed equilibrio sono effetti preziosi, ma restano effetti collaterali: il cuore della meditazione cristiana è relazione, presenza, grazia. In sostanza, la Chiesa non chiude la porta a questi strumenti, ma chiede che restino tali, e non scivolino al posto di una preghiera che è, prima di tutto, dialogo con Dio.
