Lo Spirito è fuoco, è libertà, il bene è una giovane primavera. Comincia il Consiglio permanente della Cei

“Il male ama l’ordine fine a se stesso, la potenza, la ricchezza. Lo Spirito, invece, è fuoco, è libertà vigile, è sorpresa e incontro. Il male invecchia, arrabbiato e stanco; il bene è una giovane primavera. La relazione cristiana non è un galateo o una lezione di buone maniere, bensì una disposizione del cuore e della mente, una scoperta di quanto sia possibile affrontare anche i problemi più impegnativi quando si ha amore”. Si tratta di un appello nell’orizzonte “su cui il 18 gennaio di cent’anni fa don Luigi Sturzo fondava il Partito Popolare Italiano, con l’attenzione a coniugare l’integralità del Cristianesimo con il rispetto della laicità della politica, anche per evitare, come diceva lo stesso Sturzo, che la religione venga compromessa in agitazioni politiche e in ire di parte”, quello lanciato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, introducendo i lavori del Consiglio Episcopale Permanente che avranno luogo a Roma dal 14 al 16 gennaio.

Un’introduzione, dunque, e non una prolusione, che segna il cambio di passo e di stile dei vescovi italiani, che si sono visti nelle ultime settimane molto attivi sul fronte sociale e politico, in questione come quelle dei migranti ma non solo. Consapevoli che “governare il Paese significa servirlo e curarlo come se lo si dovesse riconsegnare in ogni momento. Ai liberi e forti di oggi dico: lavorate insieme per l’unità del Paese, fate rete, condividete esperienza e innovazione. Come Chiesa assicuro che faremo la nostra parte con pazienza e coraggio, senza cercare interessi di bottega, per meritarci fino in fondo la considerazione e la stima del nostro popolo”.

Punti tutti toccati dal cardinale Bassetti nel suo discorso introduttivo, seppure breve e molto prudente. Come ad esempio il tema dell’Ires sul Terzo Settore e sul No profit, oggetto centrale rispetto a quanto emerso dall’ultimo incontro dei vescovi italiani, e a proposito del quale il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ne ha incontrato a Palazzo Chigi i principali esponenti e gruppi. Un mondo che “riveste nella società italiana un ruolo determinante”, ha spiegato lo stesso Bassetti, che in questo senso ha ringraziato “quanti – non da ultimo le testate giornalistiche – si sono adoperati per evitare il raddoppio della tassazione sugli enti che svolgono attività non profit. A mia volta, aggiungo che questa sua centralità vive di valori e progetti, è spazio educativo e formativo all’insegna della gratuità e del servizio; è spazio di impegno civile, teso alla costruzione del bene comune. Più di ieri c’è bisogno di questa società civile organizzata, c’è bisogno dei corpi intermedi, di quella sussidiarietà che risponde alle povertà e ai bisogni con la forza dell’esperienza e della creatività, della professionalità e delle buone relazioni”.

Un altro, il primo, ringraziamento sentito dal presidente della Cei è stato rivolto agli abitanti del piccolo paesino del crotonese Torre di Melissa, gli stessi che nei giorni scorsi sono passati alla luce delle cronache nazionali per essersi tuffati nelle gelide acque del Mar Ionio con l’obiettivo di soccorrere i cinquantuno migranti curdi, bloccati assieme all’imbarcazione incagliatasi a qualche metro dalle sabbie della spiaggia calabrese. “Mentre sul migrante e sulla persona fragile stentiamo perfino a confrontarci con serenità, pronti come siamo a scaricare su di loro un malcontento sociale che, come sostiene Papa Francesco, enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza, la piccola comunità sulla costa crotonese ha scritto una pagina di segno contrario”, ha spiegato Bassetti.

“A fronte di quella cinquantina di profughi abbandonati in balìa delle onde, sindaco, forze dell’ordine, volontari e semplici cittadini hanno saputo esprimere una solidarietà corale”. Questo perché “sui poveri non ci è dato di dividerci, né di agire per approssimazione: la stessa posizione geografica del nostro Paese e, ancor più, la nostra storia e la nostra cultura, ci affidano una responsabilità nel Mediterraneo come in Europa”. Il richiamo all’unità è stato di fatto anche il filo conduttore dell’intervento del porporato, chiamando in causa, nella mancata intenzione di proporre “grandi riforme”, anche il maggiore protagonismo delle Conferenze episcopali regionali. “Sento, invece, come sia il momento di sperimentare con rinnovata convinzione la forza della nostra comunione; di fare in modo che le singole Conferenze Episcopali Regionali siano rese maggiormente protagoniste; di studiare le singole questioni con l’aiuto dei molti che possono darci una mano; di stimolare e valorizzare l’operosità degli Uffici della nostra Segreteria generale”, è il messaggio sottolineato da Bassetti, senza tralasciare che “con l’arrivo di monsignor Stefano Russo i nostri assetti sono ristabiliti in piena funzionalità”.

L’augurio è perciò di ripartire “da questo stile sinodale” invocato più volte da Papa Francesco e sperimentato nel concreto durante l’ultimo Sinodo dei vescovi sui giovani. “Viviamolo sul campo, tra la gente, per consigliare, sostenere, consolare”, si è augurato Bassetti. “Personalmente, non temo tanto le difficoltà, quanto lo scoraggiamento e la sfiducia, che costituiscono il terreno sul quale il male attecchisce e cresce. Temo l’indifferenza con cui il male si impadronisce delle nostre paure per trasformarle in rabbia. Temo l’astuzia che si serve dell’ignoranza. Temo la vanità che avvelena gli arrivisti. Temo l’orizzonte angusto dei luoghi comuni, delle risposte frettolose, dei richiami gridati”, ha confidato la guida della Cei, che si è così confidenzialmente lasciato andare in riflessioni tanto profonde quanto personali.

Un altro tema fondamentale dell’incontro che avranno i vescovi italiani, come anticipato negli scorsi giorni, e che si inserisce nel solco dell’incontro che tra ormai solamente un mese avrà luogo in Vaticano con Papa Francesco, da lui fortemente voluto, e con tutti i capi delle conferenze episcopali nazionali per discutere del gravoso problema della “protezione dei minori” nella Chiesa, e quindi degli abusi di sacerdoti e laici nei confronti di minorenni. Una questione dirimente nel rilancio del messaggio evangelico, dopo gli ultimi anni di scandali e difficoltà che ne hanno gravemente minato forza e incisività, che ha visto nelle ultime ore anche la dura lettera dell’ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò, lo stesso che mentre il Pontefice era in Irlanda per incontrare le famiglie del Paese faceva pubblicare un’inedita lettera in cui si chiedeva l’impeachement di Bergoglio per vicende legate all’ex arcivescovo di Washington Theodore McCarrick.

In quest’ultima missiva Viganò si rivolge direttamente all’ex porporato, ora non più cardinale dopo il duro declassamento operato dallo stesso Papa Francesco, invitandolo a pentirsi pubblicamente delle sue terribili malefatte solamente nel nome dell’amore per la Chiesa cattolica. Un’opera di moral suasion della quale, a un mese dal vertice vaticano, ora se ne attendono fortemente gli sviluppi. Su questo tema, come anche previsto nelle scorse settimane, Bassetti ha annunciato che “in questi giorni” i vescovi italiani “approveremo il Regolamento del Servizio nazionale a tutela dei minori e degli adulti vulnerabili”, come pure le Conferenze episcopali degli altri paesi sono portati a fare.

“Siamo chiamati a confrontarci innanzitutto sugli Orientamenti pastorali con cui costruire condivisione di sguardo e d’impegno tra le Chiese che sono in Italia”, e “in questo ambito daremo pure gambe ai Servizi regionali, fino all’individuazione dei referenti diocesani e delle necessarie iniziative formative”, in quanto “vorrei arrivare all’Assemblea di maggio con un progetto condiviso”, ha così spiegato il cardinale Bassetti.

“Le nostre decisioni devono seguire un metodo, supportato da un’idea forte e da continue verifiche, da un luogo di elaborazione culturale che non sia semplicemente una vetrina per proporre se stessi. Ci serve metodo anche per utilizzare al meglio le risorse materiali e finanziarie che i cittadini e i fedeli mettono a disposizione della Chiesa; ci serve metodo per interagire con le Istituzioni, in modo distinto e collaborativo; ci serve metodo per guardare avanti con fiducia e impegno”, è la riflessione conclusiva del porporato, affranto dal fatto che “non possiamo, infatti, limitarci a rincorrere l’attualità con comunicati e interviste; non possiamo perdere la capacità di costruire autonomamente la nostra agenda, aperti a ciò che accade, a partire dalle emergenze che bussano ogni giorno alla porta, ma fedeli a un nostro programma pastorale, che è poi il Vangelo di nostro Signore, incarnato in questo tempo”.

“Vorrei arrivare all’Assemblea di maggio con un progetto condiviso, così che si possa dire: la Chiesa italiana non si lamenta, ma si prepara a fare di più e meglio. Vorrei che sapessimo mostrare al Paese che noi cattolici non disertiamo le sfide impegnative di questo nostro tempo, convinti come siamo che possono essere affrontate e superate”.ù

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