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La preghiera fa bene al corpo. Parola di medici e scienziati

Le neuroscienze mostrano gli effetti benefici della preghiera, come spiega un articolo del settimanale Famiglia Cristiana: attivazione della funzione parasimpatica, riduzione della frequenza cardiaca e della pressione del sangue, rafforzamento immunitario e abbassamento del cortisolo

Donna in preghiera – Naturagiusta

Ogni cristiano è consapevole della forza che la preghiera, specie se praticata con tenacia e costanza, ha nel proprio cuore. Oltre alla connessione duratura che si instaura il Signore, è ormai dimostrato come questa incrementi la forza interiore e ravvivi lo spirito. Ci sono ormai numerosi studi scientifici che spiegano, con test e dimostrazioni, che la pratica religiosa influisca in maniera benefica anche sul proprio stato di salute fisico.

Gli effetti benefici della preghiera

Già negli anni settanta dello scorso secolo, lo studioso di Harvard Robert Benson spiegò che la preghiera abbassa la pressione, riduce i ritmi cardiaci e allenta la tensione muscolare. Queste stesse ricerche spinsero nel ’92 il dottor Newberg, neuroscienziato, a indagare su cosa accadesse nella mente dei fedeli in preghiera. Ciò lo spinse ad analizzare soggetti di diverse religioni, dal monaco tibetano alle monache francescane, attraverso una vera e propria mappatura del cervello.

I risultati indicarono che esistono determinate aree del cervello che si attivano in maniera specifica quando sì è in preghiera. Si potrebbe perciò dire che esistono aree della nostra mente dedicate all’attività della preghiera. Aree celebrali grazie alle quali vengono eliminati gli stimoli che arrivano dall’ambiente esterno, come suoni, luci, rumori, odori, permettendo al soggetto non solo di rivolgersi al Signore con una preghiera che fuoriesce dal proprio cuore di cristiano, ma allo stesso tempo anche di rimanere in ascolto del proprio stato interiore.

Il parere dei medici

Oggi moderni esami medici possono monitorare questa attività con esattezza scientifica. Momenti in cui si verifica un incremento dell’attività della corteccia prefrontale, del nucleo caudato, dell’insula, del giro del cingolo. Tutti particolari centri del cervello che riguardano la percezione di essere un tutt’uno con ciò che ci sta intorno, vale a dire con il Creato e con il prossimo. Questo sono fondamentali per la memoria o l’apprendimento, oltre che per l’esperienza dell’innamoramento. Queste aree neuronali sono le stesse che vengono implicate anche nel momento in cui si ammira un’opera d’arte o un paesaggio.

Le neuroscienze e la preghiera

Stando perciò a quanto dichiarato da medici e scienziati, gli effetti benefici della preghiera sul proprio fisico sono: attivazione della funzione parasimpatica, riduzione della frequenza cardiaca e della pressione del sangue, rafforzamento delle difese immunitarie e abbassamento dei livelli di cortisolo nel sangue, l’ormone dello stress. Oltre all’aumento della serotonina, che permette di gestire meglio le proprie emozioni, contrasta disturbi come la depressione e aiuta a combattere arteriosclerosi o diabete. Per questo alcuni studiosi, come Norman Doidge e Timothy R. Jennings, parlano addirittura di “cervello modellato dal divino“.

Preghiera e benessere – mondadoristore.it

Pregare, perciò, permette di guarire fisicamente dai propri mali, e ora lo si può affermare anche in maniera scientifica. Ciò non significa che la malattia rappresenti una colpa inflitta dal Signore, perché essa fa parte della condizione dell’uomo. E il Signore, a volte in maniere che a noi possono risultare in un primo momenti difficili da comprendere, ci invita sempre ad essere fedeli persino all’interno delle prove più dure, per un bene però sempre maggiore. Ma la preghiera è un alleato potentissimo contro di esse.

Per questo non bisogna mai smettere di chiedere ciò che desideriamo, per il proprio bene, per quello dei nostri cari e per ogni fratello, certi che il Signore ascolta le nostre richieste e ci ricompensa con grandi grazie.