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La preghiera di intercessione: grazia a doppia azione

 La preghiera di intercessione è una delle più potenti: come tanti noti casi, e come forse l’esperienza di ognuno di noi dimostra, la preghiera che facciamo per noi stessi può non essere esaudita – per quanto Dio faccia ciò sempre per il nostro bene –, ma quella che chi ci vuole bene fa per noi, quasi sempre viene compiuta dal Signore.

Questo forse perché la preghiera che rivolgiamo per i nostri casi è spesso confusa, tormentata, “annebbiata” dall’ansia e dalla sofferenza, e così non si sostanzia di quel requisito indispensabile perché essa sia accolta: la piena fiducia. La preghiera di intercessione, invece, riesce invece ad attingere alla grazia di essere insieme intensa ma serena, nel più totale abbandono.

Ciò non vuol dire che essa sia “distaccata”, e men che meno che sia un’esperienza spirituale semplice, un mero compito da eseguire per qualcosa che non ci riguarda. Pregare per un’altra persona implica sempre un coinvolgimento emotivo nelle sue vicende: e soprattutto quando si tratta di una persona cara essa diventa vera e propria com-passione, condivisione dei turbamenti e dell’emozione dell’altro.

Tuttavia, proprio il bene che proviamo porta a comprendere, in maniera più vera e immediata, quello che è il vero significato della preghiera: completo affidamento nelle mani di Dio.

Quando amiamo, non possiamo che mettere l’altro nelle mani di Colui che tutto può e che è somma Bontà, e, di fronte all’incertezza che caratterizza ogni momento e circostanza della vita, non possiamo che confidare nell’ipotesi positiva. Perciò nel pregare riusciamo ad abbandonarci totalmente, e così a raggiungere il fine ultimo di quell’esperienza, la pace del cuore.

Come detto, la preghiera di intercessione è esperienza complessa, a volte donata come vero ‘carisma’ ad alcune persone affinchè dedichino a questa la vita o parte della vita. Il suo compimento, infatti, è favorito dall’esercizio di costanza e pazienza. La regolarità in tale preghiera opera talora miracoli, anche quando essa sia rapida o meno intensamente meditata.

Soprattutto, Dio si compiace che essa sia fatta con speranza e determinazione, anche di fronte a circostanze avverse, e dunque che sappia affrontare la fatica del tempo. In tal senso si è chiamati ad un compito delicato e insieme difficile: condividere, come detto, il percorso della persona per cui si prega, incoraggiandola verso il suo desiderio ma anche sorreggendola nei momenti di difficoltà, con il cuore trepidante ma anche la lungimiranza di chi sa scorgere la Presenza di Dio proprio dietro gli ostacoli apparentemente più grandi.

La soddisfazione derivante da questa esperienza è, però, più grande di qualsiasi sua complessità. La gioia di assistere alla crescita, alla realizzazione – in qualunque direzione –, magari anche alla felicità di coloro a cui si tiene diventa sempre più grande, e a sua volta un pezzo di felicità personale. Il dono che si fa, anche quando grande e impegnativo, diviene dunque spontaneo e, poco a poco, dono che si riceve, giorno dopo giorno sempre più bello, sempre più “grazia”.

 

La preghiera di intercessione è dono di sè, e, mentre si prega per l’altro, disinteressatamente e con il cuore rivolto a Dio, che possa operare nella vita di una persona cara, senza che ci aspettiamo nulla in cambioun, Dio ricambia noi.

Con grazie materiali e spirituali, perché Egli ama particolarmente le anime che a volte “si dimenticano” di sé stesse per pensare agli altri, come disse Gesù a Suor Faustina.

La preghiera, dunque, non è completa se non c’è intercessione, e quella personale non può essere esaudita con solerzia da Dio, se non si prega anche per le persone care o per altre anime. Pregare per un caro, un affetto, addirittura un nemico, un conoscente o uno sconosciuto, sarà sempre il dono più bello che potremo offrirgli, il fiore più profumato di fronte a Dio che possa farLo “ricordare” (non che Dio non se ne dimentichi) di colui per cui stiamo  pregando, e volga a lui il Suo volto perché qualcuno ha chiesto per lui, anche se magari in quel momento non avrebbe meritato, o avrebbe ricevuto più tardi, in altro modo o per nulla, la grazia richiesta.

Mi viene da pensare al caso di Gloria Polo, argentina che venne colpita da un fulmine e stette in stato di pre-morte. Lì vide l’inferno dove stava per discendere, le preghiere dei suoi genitori dal purgatorio, ma soprattutto la preghiera di un contadino che aveva letto, sul giornale dove era arrotolato un povero pasto per la sua famiglia, che questa donna era in fin di vita.

Tra le lacrime, chiese a Dio di salvarla, mosso da amore cristiano e dallo Spirito Santo. Quella, le disse Gesù, fu la preghiera che lo costrinse a salvarla, che legò la sua giustizia e fece scaturire misericordia per quell’anima.

Le preghiere per gli estranei, o di chi non ci è nulla a livello di parentela, o altri legami, è più efficace perché più disinteressata, lodevole perché senza alcun tornaconto o interesse personale. Non dimentichiamoci di intercedere, mai, sia per i nostri cari, che per le anime non in grazia di Dio. Abbiamo responsabilità di anime, su questa terra, oltre che la nostra, che un giorno ci ringrazieranno anche solo per una preghiera accorata, che magari avrà salvato anche noi.

 

Valentina Caruso

Elisa Pallotta