Christus vivit, Cristo è vivo. L’esortazione di Francesco e la speranza giovane della Chiesa

Christus vivit, Cristo è vivo. È questo il titolo dell’ultima esortazione apostolica firmata da Papa Francesco, stazione finale del lungo cammino partito nell’ottobre 2016, che ha portato al Sinodo sui giovani dello scorso ottobre e infine alla firma applicata sul documento dal Pontefice lo scorso 25 marzo, a Loreto, nella ricorrenza dell’Annunciazione. Un titolo che è già di per sé, allo stesso tempo, un metodo e un messaggio, lo stesso che il Papa vuole trasmettere in questo modo ai giovani: che Gesù, e la fede in lui, non appartiene solo al passato ma anche e soprattutto al futuro. Che è un Dio vivente, quindi un compagno di viaggio, che porta con sé una verità da ascoltare sempre: che egli è la salvezza, e che la sua parola è la strada da seguire. E che “domanda a tutti gli uomini, in particolare ai giovani, di essere a loro volta vivi, cioè persone che accolgono fino in fondo il dono della vita e lo fanno fruttificare nell’amore”, come ha meglio precisato il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, durante la presentazione dell’esortazione apostolica avvenuta presso la sala stampa della Santa Sede.

“Dai giovani il Papa si aspetta che afferrino in pienezza la loro esistenza, nonostante le contraddizioni e le difficoltà dell’ora presente, per vivificare con l’entusiasmo della loro età la Chiesa e il mondo, che non di rado appaiono invecchiati. Ecco, allora, che l’Esortazione Apostolica non manca di affrontare il tema della giovinezza della Chiesa, cioè del suo rinnovamento, confidando che i giovani possano aiutarla in quest’opera”, ha spiegato il porporato. L’esortazione, infatti, è redatta in forma di lettera, e indirizzata agli stessi giovani, ai quali il Pontefice si rivolge con un tu. E non solo ai giovani credenti, altro elemento di rilevanza fondamentale, ma anche a coloro che non si riconoscono nella Chiesa, nel metodo cioè di una “pastorale inclusiva”, capace di “accogliere tutti” e superando “ogni forma di elitarismo”. Una “pastorale popolare che incoraggi un altro stile, con altri tempi, un altro ritmo, un’altra metodologia”. Capace di creare “spazi inclusivi”, dove “ci sia posto per ogni tipo di giovani e dove si manifesti realmente che siamo una Chiesa con le porte aperte”, e in cui ci sia spazio anche per “tutti quelli che hanno altre visioni della vita, professano altre fedi o si dichiarano estranei all’orizzonte religioso. Tutti i giovani, nessuno escluso”.

Christus vivit è perciò un tragitto fatto di diverse tappe, e che dopo di queste dovrà ancora proseguire, come ha spiegato il portavoce vaticano Alessandro Gisotti, perché tale è la sua natura. Per la prima volta infatti ci si è centrati su un massiccio lavoro preparatorio, fatto di sondaggi, incontri, ascolto dei pareri più lontani tra loro, soprattutto geograficamente, ovvero andando a interpellare i ragazzi cattolici delle più disparate aree del pianeta, culminato in un primo momento con l’incontro al Circo Massimo con il Pontefice. Un cammino che richiama il metodo indicato nell’Episcopalis communio, quello della sinodalità, del camminare insieme, dell’attivare processi, in comunione con tutti i membri della Chiesa, con quel popolo che per Francesco è categoria mistica. La data di presentazione del 2 aprile, poi, non è una casualità, ma ricorda la morte di Karol Wojtyla, autore nel lontano 1985 della prima Lettera ai Giovani e alle Giovani del Mondo, in occasione dell’Anno internazionale della gioventù. Quindi un vero e proprio omaggio al Papa polacco delle Giornate mondiali della gioventù, l’atleta di Dio, lui stesso espressione di gioventù, proclamato santo da Bergoglio nell’aprile 2014.

Un ponte quindi, costruito fra i due papi, che percorre l’anima e la storia della Chiesa cattolica. Una “pietra miliare” nell’ambito di un cammino che “costituirà per il prossimo futuro la magna charta della pastorale giovanile e vocazionale nelle diverse Comunità ecclesiali, tutte segnate, benché in modi diversi a seconda delle differenti latitudini, da una profonda trasformazione della condizione giovanile”, ha spiegato Baldisseri. Il documento, nella sua interezza, è composto da 299 numeri raccolti in 9 capitoli (qui il testo integrale disponibile sul portale della Santa Sede e qui una sua ampia sintesi operata dalla comunicazione vaticana), in cui si passa dal tentativo di “riscattare la gioventù contemporanea dalla visione pessimistica che il mondo degli adulti spesso ne offre, anche dentro la Chiesa”, alle “sfide concrete” come “violenza, ideologizzazione, emarginazione ed esclusione sociale”, con “un’attenzione speciale” al corpo e alla sessualità, all’ambiente digitale, ai giovani migranti, per arrivare in conclusione “alle vittime di abusi di potere, economici, di coscienza, sessuali, in particolare quelli commessi da ministri della Chiesa”.

Un altro aspetto importante è la caratterizzazione mariana del documento, espressa sin dalla decisione di Francesco di firmare il testo a Loreto, dentro la Santa Casa e di fronte alla Madonna nera. “Maria, la ragazza di Nazaret, è additata dal Documento come il grande modello per una Chiesa giovane che vuole seguire Cristo con freschezza e docilità”, spiega ancora il porporato. “Tutto il documento è ispirato dalla fiducia che il Papa ripone nei giovani e dal ripetuto invito che rivolge loro a fissare la speranza in Cristo, affinché nessuno gliela rubi”, ha poi spiegato monsignor Fabio Fabene, sottosegretario del Sinodo dei vescovi, ponendo l’attenzione sul fatto che “i giovani potrebbero avere la stessa funzione del lievito dentro la massa ed il loro contributo divenire fondamentale per quel rinnovamento degli stili di vita, della pastorale e delle stesse strutture della Chiesa”.

“La Chiesa può sempre cadere nella tentazione di perdere l’entusiasmo”, mentre “essere veri è il modo migliore per comunicare la verità di quel che si testimonia”, ha invece sottolineato il prefetto della comunicazione vaticana Paolo Ruffini. “Anche su questo l’esortazione mi pare usi parole molto chiare nell’assumere il punto di vista, lo sguardo largo dei giovani, che da un lato non vogliono vedere una Chiesa silenziosa e timida, ma nemmeno sempre in guerra per due o tre temi che la ossessionano”, ha proseguito. “In molti ricorderanno quanto si sia parlato durante il Sinodo del significato di questo accompagnamento. Di come si possa, anzi si debba, accompagnare anche chi sbaglia, non per sbagliare con lui, ma per illuminarne la mente. I padri sinodali e Francesco hanno riassunto tutto questo con una icona: l’episodio evangelico dei discepoli di Emmaus. Andavano dalla parte sbagliata. Gesù sceglie di camminare con loro. Di ascoltare i loro discorsi sbagliati. Di aspettare. Senza fretta. Di entrare nella loro notte”, ha aggiunto Ruffini. “E sono loro stessi, i discepoli di Emmaus, dopo averlo riconosciuto, dopo aver capito, a scegliere di riprendere subito il cammino, ma nella direzione opposta, tornando a Gerusalemme”.

Entrando invece nel merito delle tematiche affrontate dall’esortazione apostolica, per ciò che concerne l’ambiente digitale Francesco ne sottolinea “le grandi potenzialità” ma mette anche in guardia dai rischi “dell’isolamento” e della “creazione di un mondo immaginario”. Sulle migrazioni, Bergoglio spiega “ai giovani direttamente coinvolti” che “talvolta le aspettative irrealistiche li espongono a pesanti delusioni”, denunciando allo stesso modo però anche “i trafficanti senza scrupolo che ne sfruttano le debolezze”. Sul fenomeno degli abusi sessuali, infine, ciò che il Papa chiede ai giovani è “un’attenta vigilanza, e un aiuto inestimabile nella prevenzione”. “Se vedete un sacerdote a rischio, perché ha perso la gioia del suo ministero, perché cerca compensazioni affettive o ha imboccato la strada sbagliata, abbiate il coraggio di ricordargli il suo impegno verso Dio e verso il suo popolo, annunciategli voi stessi il Vangelo e incoraggiatelo a rimanere sulla strada giusta”, si legge. Per Bergoglio, infatti, il “prezioso aiuto” dei giovani “può essere davvero un’opportunità per una riforma di portata epocale, per aprirsi a una nuova Pentecoste e iniziare una fase di purificazione e cambiamento che conferisca alla Chiesa una rinnovata giovinezza”.

 

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